[Video] Gli anatroccoli di Cascina caccia
29 08 2010 Comments : No Comments »Categories : Coltivare
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Tra le frasi, i volti e le immagini che mi porterò nello zaino ce n’è una in particolare…è una frase letta in un libro che mi ha prestato Isa, è la frase di un poeta Garcia Lorca:”Come un arco di viola, il grido ha fatto vibrare le lunghe corde del vento”.
Quello che fanno queste splendide persone in questa cascina è questo è molto di più.
Quello che spero che i ragazzi si porteranno a casa è un grido di speranza, un grido che iillumini gli angoli bui che incontreranno durante la loro vita; un grido che oltre a far vibrare le corde del vento riesca a scuotere le coscienze come foglie in tempesta. C’è bisogno di questo, i ragazzi di LIBERA lo sanno e per questo vivono e lottano ogni giorno. In questa cascina le parole di Borsellino trovano in noi ancora più significato:” Se la gioventù le negherà il consenso allora anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”
Gabriele Scout CNGEI GEnova 3
Queste le parole di Gabriele che raccontano sette giorni di campo insieme ai ragazzi scout di Genova e della parrocchia S.Angeli custodi di Padova. Per raccontare un campo in Cascina Caccia è sempre bello partire dalle parole di chi quel campo lo ha vissuto e che, con generosità, si è messo in gioco con i lavori e le formazioni, le critiche e i suggerimenti. Abbiamo scoperto il senso della fiducia e del credere che le persone possano sempre migliorare se le ascoltiamo e le incontriamo.
Abbiamo capito che si può crescere insieme e quanto sia importante condividere una speranza di cambiamento.Ora siamo più forti..
Concludiamo con un rap scritto da Luca in omaggio a tutti noi
“Chiedi chi sono e vi rispondono nel vuoto
hanno lottato duro per dar sfogo a quel che sanno
ributtano sopra la realtà e i fatti per cui vogliono opprimerli
e non c’è limite ai crimini, ricatti minacce e umiliazioni
tra dubbi, facce marce
pronte con le loro farse
vivono come uno spirito all’ombra
vegliano come uno scudo per noi dal mondo che ci circonda”
Luca
Eccoli qui, arrivano nel pomeriggio Giancarlo e Laura, scendono dalla macchina e se non fosse per i ragazzi della scorta che li accompagnano sembrerebbero persone come le tante che ormai frequentano la cascina abitualmente per godersi il fresco della ventilata collina di San Sebastiano, per fare due chiacchiere con i ragazzi del campo E!State Liberi che animano l’estate.
Ci sediamo in cerchio e Giancarlo comincia a raccontare, una bella ricostruzione storica, dalle origini della mafia al periodo del pool di Palermo con Falcone e Borsellino che dopo il clamoroso successo del maxiprocesso vengono caluniati, isolati e distrutti professionalmente fino a essere uccisi.
Poi gli anni successivi, Giancarlo racconta cosa succede dopo il 92 a Palermo, la reazione popolare, le leggi approvate sull’onda delle emozioni delle stragi e gli straordinari successi dei magistrati che prendono con coraggio il posto di Falcone e Borsellino. Stupisce con che pudore Giancarlo parla di questa fase che lo vede protagonista di scelte di vita coraggiose e straordinari successi professionali, bisogna essere attenti per capire che parla del suo lavoro, non vuole sembrare un’eroe perchè la lotta alla mafia è qualcosa che deve riguardare tutti. Il racconto prosegue fino ad arrivare all’attualità passando dai rapporti mafia politica e dalla condanna di Giulio Andreotti per cui sono stati provati i rapporti con la mafia fino al 1980. Un racconto preparato con attenzione, con i concetti chiave scritti su un foglietto, perchè anche in questo Giancarlo è scrupoloso e preciso.
Poi Laura che come sempre si commuove nel raccontare come insieme a Giancarlo abbiano fatto squadra, condividendo le scelte e impegnandosi nella lotta alle mafia, lei a scuola come insegnante e animatrice di Libera e lui come magistrato.
Il ricordo del maestro e amico Bruno Caccia…
Il senso del loro racconto è testimonianza di impegno che vorrebbe essere ordinario ma agli occhi di tutti è straordinario, il loro invito a indignarsi per il potere e i misfatti e lo strapotere mafioso, un’indignazione che stimola ad agire in prima persona, ogniuno per le proprie capacità e nel proprio ruolo.
Con loro c’è una procuratrice giovanissima che ha appena vinto il concorso e ha deciso di svolgere la sua attività in sicilia, la conducono in Cascina Caccia per farle toccare con mano l’antimafia sociale che è fondamentale per ottenere delle vittorie sul piano culturale ed economico, la repressione e l’attività investigativa non bastano.
Poi ceniamo tutti insieme, una tavolata con trenta persone che con Laura e Giancarlo hanno condiviso un momento straordinariamente ordinario.
Sarebbe tutto nrmale, se non ci fossero quei ragazzi della scorta che ci ricordano quanto ci sia ancora da fare per liberare l’Italia dalle mafie e liberare persone straordinarie come Giancarlo e Laura dalla costante minaccia per la loro sicurezza.
Non so se Roberto, Sara, Isabella e Andrea l’abbiano fatto di proposito.
Non so se abbiano creato apposta le situazioni di inizio e di fine campo: tutti in cerchio, tutti seduti pronti a condividere le prime e le ultime impressioni, informazioni, opinioni.
Sia il 4 che il 12luglio tutti eravamo riuniti sullo stesso piano, nella medesima situazione. Solo una grande differenza: in mezzo a noi il fuoco che arde alla fine come non ardeva all’inizio. Questo mi sembra il vero e profondo significato del campo E!state Liberi a Cascina Caccia.
Quel fuoco ardente che Arianna, Costanza e Lucia, indispensabile componente scout del gruppo, hanno acceso, ma che tutti noi, educatori e ragazzi, abbiamo appiccato. Isabella, Roberto, Sara e Andrea hanno fornito la legna grazie alla forza del loro esempio, della loro tenacia e della loro coerenza. Hanno fornito i ceppi più grandi e solidi con la loro vita semplice, ma coraggiosa, normale, ma rivoluzionaria in un paese come l’Italia in questi anni, in cui la lotta per la legalità sembra sia diventata la guerra di una minoranza. Una terra maltrattata, sfregiata dalla violenza dei mafiosi che hanno distrutto la cascina e inondato di rifiuti i campi prima di abbandonarla, viene riportata in vita dal lavoro di questi quattro ragazzi, dalle api, dai noccioli, dall’orto.
Questa è la legna, la base su cui si costruisce. Ma loro sapevano che non sarebbe bastato e quindi hanno aggiunto anche dei legnetti piccoli che prendono fuoco facilmente, del fieno e dell’erba secca a fare da combustibile: lo spettacolo di Giulio Cavalli, allora, che ha colpito e scosso ognuno di noi, tanto da scegliere una sua frase “Accendere la luce” come nome del gruppo su facebook dove mantenere i contatti, per le notizie e le storie riportate, per la passione e il coraggio dell’artista. E quei momenti di formazione in cui hanno raccontato storie di mafia, fatti, testimonianze, nomi (mi sento di citarne uno in particolare: Rita Atria e la sua tragedia. Storia di una ribellione talmente difficile da non essere sopportata; storia di solitudine e di isolamento; storia di uno Stato che lascia soli i cittadini onesti, i testimoni di giustizia; storia di uno Stato che forse proprio per questo fatica a ricordare; storia che ha colpito profondamente ognuno di noi); momenti in cui hanno spiegato il rapporto tra mafia e politica, indispensabile architrave del successo mafioso.
E proprio in uno di questi spazi ho capito che un’Italia diversa può nascere, grazie ai giovani. Questo bel momento è avvenuto nel corso delle due ore di formazione del primo giorno, quando si è parlato di Giulio Andreotti, sette volte Presidente de Consiglio e senatore a vita. Ignazio e Isabella hanno spiegato che il suddetto senatore è stato riconosciuto colpevole per mafia fino al 1980, ma che la prescrizione aveva evitato l’applicazione della condanna. Solo un ragazzo era a conoscenza di questo fatto e così sconcerto e incredulità si sono sparsi. Un mormorio è serpeggiato tra le nostre file; e Marta incredula chiedeva sbalordita:”Ma come è possibile? E’stato riconosciuto mafioso ed è ancora lì? E nessuno si è scandalizzato?”; e Lucia che mormorava: ”Incredibile …”; e Matteo che si agitava sulla sedia; e tutti che si scambiavano occhiate scandalizzate. Ho visto, in quel momento, l’indignazione e la rabbia che nel nostro Paese anche questo possa accadere. Ho visto che i giovani non sono totalmente assuefatti agli scandali che si scoprono quasi ogni giorno. Questa sana e fondamentale capacità di indignarsi, base di una democrazia in cui il cittadino deve essere vigile e controllore, deve essere difesa con tutte le nostre forze.
Dobbiamo fare in modo che la rabbia, la voglia di protestare alberghi in noi il più a lungo possibile: anche a sessanta, settant’anni , dopo tutto quello che avremo visto e vissuto, deve rimanere l’indignazione dinanzi agli scandali, ancora propria, per fortuna, dei giovani e di una stretta cerchia di adulti. Ed infine l’ultima componente necessaria era la scintilla.
E siamo stati noi, i 22 ragazzi tra i quindici e i diciassette anni provenienti da tutt’Italia, a farla scoccare. L’abbiamo creata con la nostra voglia di ascoltare; con la capacità di aprirci, di esprimerci, di accettare consigli ed informazioni; con la disponibilità ad esporci in prima persona e a metterci in gioco; con l’intelligenza di essere disposti a farci cambiare dagli incontri, da ciò che si impara, dalle esperienze; con l’entusiasmo di lavorare gratuitamente per la collettività; con la consapevolezza di mandare un messaggio chiaro di impegno civile. Abbiamo evitato di essere come “chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce”(Pablo Neruda). Tutti questi elementi, quindi, hanno creato la scintilla che ha incendiato il legno messoci a disposizione da Isa, Robbi, Andre e Sara. E così se la prima sera non c’era niente in mezzo al nostro cerchio, dieci giorni dopo c’era il fuoco. Il fuoco che significa e che ricorda a tutti noi le parole di gratitudine, di speranza, di impegno, di ringraziamento, di futuro sgorgate da noi in quell’ultima sera. Siamo cresciuti in quei dieci giorni: siamo entrati nel campo da ragazzi, ne siamo usciti da giovani cittadini più consapevoli, più informati, più vogliosi di impegnarsi concretamente.
Ed è questo che faremo già da settembre quando ci incontreremo di nuovo per organizzarle liste per i Consigli d’Istituto dell’anno prossimo (con lo scopo di informare i nostri compagni meno interessati all’attualità e di portare la lotta alle mafie nella quotidianità di tutti i giorni scolastici parlandone e discutendone), per creare presidi di Libera, per partecipare alle iniziative proposte con un appuntamento già fissato per il 21 marzo.
Sappiamo che ci saranno periodi bui e difficili, ma, come ha affermato Roberto l’ultima sera, dovremo ricordare anche, e soprattutto, in quei momenti le parole dette, le emozioni provate, l’impegno, la missione, gli ideali comuni e il cerchio intorno al falò. Perché, nonostante nel corso della notte il fuoco si sia spento, noi sappiamo che simbolicamente ed idealmente, in ognuno di noi, quella fiamma è e sarà sempre accesa.
Andrea Giagnorio
A Cascina Caccia, i giovani di Libera che partono per la carovana, incontrano i ragazzi italiani e francesi che sono qui per i campi di lavoro di E!STATE LIBERI. Francesca racconta del raduno di Volvera e ricorda Rita Atria, testimone di giustizia cui é dedicato questo viaggio. Roma, Latina, Milazzo, Valle del Marro, Isola Capo Rizzuto e Casal di Principe: 3000 km in 5 giorni. Il nostro impegno per la memoria!

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Wolly intento a far comprendere l’importanza del lavoro sui beni confiscati

Sara riempie un vasetto con la terra di Cascina Caccia che porteremo a Latina. Con questo simbolo cercheremo di unire il lavoro dei beni confiscati del nord e del sud… Il lavoro: ne sentiremo ancora parlare in questa carovana…